Ho pensato a quanto spiacevole sia essere chiusi fuori, e ho pensato a quanto sia peggio essere chiusi dentro.
[ Virginia Woolf]

Dunque, mio poeta, voglio svelarvi un segreto della natura, che a quanto pare vi è del tutto sconosciuto. […] Ebbene sapete cosa vi dirò? Se soltanto potesse avvenire (ciò che per la natura umana non potrà mai essere), se potesse avvenire, dico, che ciascuno di noi fosse obbligato a rivelare i lati più nascosti di se stesso, ma in condizioni tali da non temere di far la luce non soltanto su ciò che non direbbe mai agli uomini, non soltanto su ciò che avrebbe paura di confessare ai suoi migliori amici, ma persino su ciò che non osa confessare a sé stesso, ebbene, in questo caso, nel mondo si spargerebbe una tale puzza da soffocarci tutti quanti. Ecco perché, sia detto tra parentesi, son tanto utili le convenienze e le leggi della società. Esse sono depositarie di un pensiero profondo, non dirò morale, ma, comodo, […] la morale non è altro che una comodità, una cosa, cioè, inventata solo per far servire ai nostri comodi. […] voi m’incolpate di essere vizioso, dissoluto, immorale, mentre forse l’unica mia colpa ora è di essere più franco degli altri e nient’altro: io preferisco non nascondere ciò che gli altri tengono nascosto anche a sé stessi, come ho detto prima…
Faccio male, ma così mi piace.

[ Fëdor Dostoevskij, ‘Umiliati e offesi’ ]

…perchè i poeti aprono sempre la loro finestra
anche se noi diciamo che è una finestra sbagliata
Mark Linkous, Il poeta del niente che si spara nel cuore (via dreams-in-my-sky)

“C’era una stella sola e limpida nel cielo colore di rose, un battello lanciò un addio sconsolato, e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati.”

[Gabriel Garcia Marquez, ‘Memoria delle mie puttane tristi’]

"La parte migliore della vita di un uomo sono i suoi piccoli, innumerevoli, ignoti atti di gentilezza e di amore"

[William Wordsworth]

"Ma perché non funziona tutto come nei film? Perché gli estranei in metropolitana, invece che limitarsi a guardarti, non attaccano bottone dicendoti che hai un sorriso bellissimo? Perché dopo trent’ anni, in un cafè del centro, non rincontri mai la persona per cui hai lottato? Perché le madri fanno fatica a capire i propri figli e i padri ad accettarli? Perché la frase giusta arriva sempre durante il momento sbagliato? Perché non ti capita mai di correre sotto la pioggia, di arrivare davanti al portone di qualcuno, farlo scendere, scusarti e iniziare a parlare a vanvera per poi trovarti labbra a labbra e sentirti dire: ‘non importa, l’importante è che sei qui’? Perché non vieni mai svegliato durante la notte da una voce al telefono che ti dice: ‘non ti ho mai dimenticato’? Se fossimo più coraggiosi, più irrazionali, più combattivi, più estrosi, più sicuri e se fossimo meno orgogliosi, meno vergognosi, meno fragili, sono sicura che non dovremmo pagare nessun biglietto del cinema per vedere persone che fanno e dicono ciò che non abbiamo il coraggio di esternare, per vedere persone che amano come noi non riusciamo, per vedere persone che ci rappresentano, per vedere persone che, fingendo, riescono ad essere più sincere di noi."

[David Grossmann, ‘Qualcuno con cui correre’]

bye-bye-bombay:

quando finisci un libro e sorridi, e poi scorri le pagone fra le dita come per dire “ho letto tutte queste pagine e sono fiera di me”.

Amo.
Fino all’incandescenza io amo, 
e ne ringrazio il cielo. 
L’ho imparato in volo.

[Ingeborg Bachmann]

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia e quello dei poeti
(Testo tratto da un articolo su ‘Poesia2punto0.com’ a Fernanda Ferraresso)

Poesia, per me che la leggo e la frequento senza praticare i luoghi, in cui si espone al pubblico con letture e performance, e…o…ah! reading e altre meraviglie, è un paese discontinuo, spesso un malato immaginario. Non ha mai avuto, se ben si guarda nei secoli, persino in quelli definiti d’oro, un’aura dorata. I poeti erano considerati visionari, quali in realtà credo fermamente essi siano, abitanti di una  lontananza dalle cose che, sola, permetteva e ancora permette loro di ridere  sulla irraggiungibilità, e al tempo stesso praticabilità,del fondo di quel pozzo, che ancora oggi pratichiamo, ed è la vita. Più tardi, a distanza di tempo, molto tempo, si è detto di quei poeti e dei loro poemi che erano grandiosi, perché consentivano l’apertura, a chi li leggeva, ad uno spazio in cui calare o trovare le proprie interpretazioni, addirittura la propria dimenticanza e l’immaginario fluiva dentro i luoghi di quelle poesie come all’interno di stanze abitabili, meravigliosamente fruibili nel nostro ora, qui adesso, intirizzito a causa di questioni così lontane dalla costruzione vera:la poesia. Penso che ciò che caratterizza l’uomo sia proprio la sua irraggiungibilità e che sia grazie a questa irraggiungibilità che possa esistere la costruzione che l’uomo perpetua, attraverso ogni altro, per amplificarla, non per restringerla in canoni, recinti e regole, sintomo più di paura, di desiderio di potere, persino su ciò che è per natura astratto, proprio perché è quell’es-tratto da un niente, da una mancanza, da un’assenza, che meglio indirizza, attraverso i sogni e le utopie che poi vuole vivere, la sua esistenza. Fino a che la poesia sarà fuori dai recinti continuerà a prodursi tanto quanto le spore del colera, o della peste, mai vinti, sarà un male che preme nel fondo del potere, proprio perché imprendibile, proprio perché non raggiungibile, quanto la  vita stessa. Noi tutti viviamo, ma nessuno sa e può dire per esteso la vita, per questo nessuno la possiede. Penso che l’indagine poetica, che non si ferma ai canoni, sempre modificati nel tempo, sia una es-cursione continua, a volte febbrile, a volte rigorosamente fredda, altre ancora lievissima intorno all’eccentrico pro-cedere da un essere ad un altro,  dando corpo alla continuità, contrapposta a tutte le altre forme di potere politico economico, ideologico, religioso che si succedono in contrapposizione,anche se poi gravitano sempre intorno ad una sola questione:far credere e credere che l’uomo,la vita abbia un centro raggiungibile e quindi governabile elidendo la libertà di composizione di cui essa si sostanzia.